Con ammirazione
Danilo
Sposta il supporto con diversa pressione la sgorbia avanzando incide più sottile o più fonda il curvo fianco; la forma nasce dal rapporto tra la materia e I'estro di Ranieri, l'ulivo arrappato gli diviene fantasioso marmo, alla luce quasi madreperla. Dai ferri ordinati, a portata di mano, sceglie un ferro a coltello, rettifica la base; affina ancora il fianco con una lama più larga, le seste negli occhi , sente sotto la mano quanto agli occhi può sfuggire, con la carta vetrata vola polvere fine sempre più fine - l'ullvo e il cipresso anche se stagionati lasciano Il grasso, se gli altri legni sono stagionati la polvere non si appiccica"- ; la mano ancora tasta, quasi accarezza il legno, rallenta Il ruotare, ferma, apre il mandrino d'acciaio. Ranieri si liscia la guancia con l'ulivo appaena tornito, sorride: " è una seta". Blocca ora una conca in legno di limone, giallo con macchie nere - "anche l'arancio è bello a lavorare, ha un colore meraviglioso, è citrigno, un profumo" - avvia il ruotare, sempre più voloce, dalla sgorbia volano lunghissimi trucioli teneri arriciolandosi, rallenta, appaiono nitide venature sottili, nuova la curva del fianco. Fuori prima, poi dentro, talora per prova ha ridotto lo spessore del legno fino a farlo divenire trasparente. I legnaioli della zona gli serbano i tronchi migIiori - ancora la maggior parte del legno d'ulivo in Sicilia va buttato nel forno dei panettieri - : "la noce nostrale è omogenea, tenera ma resistente ed è come noi: quando siamo bambini più bianchi, e poi scurisce quando ìl tronco ingrossa"; il mandorlo rosato tende a vene rosse» "dicono che è un legno da bruciare ma non si deve lasciarlo a tavolone chè spacca, occorre squadrarlo subito e sgrezzarlo prima di stagionare ; legna che non sono buone ci penso io a farle diventare buone; l'eucalipto è profumatissimo, stringe molto asciugando, è pieno d'acqua , ma ha forte la fibra"; il frassino, "compatto forte, è più bello quello di manna, tagliandoci la scorza le fibre gli si intrecciano, le venature gli vengono intrecciate; quando un legno è grasso non tarla mai, si può farne statue."
Lavora talvolta anche legni esotici, il palissandro rosso, l'ebano nero meraviglioso che a lavorarlo è come osso, il zebrano "dai pori lunghi , e vene chiare e scure", il legno di rosa, il cirmolo "che ha i nodi mansi" : sono belli si ma pregiati anche perchè vengono da lontano. L'ulivo, Il limone e l'arancio fanno incantare non c'è meglio. Dale mani di Sasà - ricco solo delle proprio mani e della propria personalità, per tutti è rispettosamente don Sasà - nascono portafrutta, portapane, vassoi, schiaccianoci, trottoe, manici da coltello,ciotole di ogni tipo e dimensione.Le forme che inventa, sempre diverse, non sa chiamarle, le sa fare.
Nato ad Alcamo, a nove anni la madre e il padre lo portarono apprendista da un mastro d'ascia, e lì rimase: L'ho preso con amore". Dopo quattro anni sono andato da un altro dove facevo mobili di gusto, dopo mllitare ho fatto mobili per conto mio". Nel '62 é partito per la Germania: "avevo paura di andarci ma volevo farci una visita; nella fabbrica di sedie il caposquadra era una testa di zerbo, aveva la forza ma non il cervello" , se venivano con qualcosa in mano capiva al volo ma se venivano solo con le parole non capiva. Gli si erano affezionati, se avesse imparato il tedesco avrebbe potuto fare carriera.
Ma Sasà vede esposte nelle vetrine dei negozi "molte cose di legno, portabicchieri, portatovaglioli, ciotole, cose che si vendevano carissimo ma non certo belle come potevo farle io, cose che facevano finta di essere genuine ma erano fatte di serie; pensavo: questo è un semplice falso , in Sicilia possiamo fare il semplice vero", pensavo all'ulivo e al limone, pensavo che se tornavo in Sicilia potevano nascere lavori che lì non si potevano immaginare e sono tornato."
Il caciocavallo buono è impastato con le mani , si sfoglia, quello dell'industria è uno strano pastone. Sasà quando vede arrivare da Milano i cammion con rimorchio si arrabbia, vengono cose che non vorrebbe nemmeno regalate, mobili che non capisci se sono legno o plastica, sembrano fatti di pane di San Giuseppe.
Gli è capitato di entrare alla Standa per prendere un macinino che gli serviva, lo prende in mano, lo guarda, lo posa: è malfatto, "quei macinini sono fatti senza amore, sono macinini fatti solo per guadagnarci". Vorrebbe che in Sicilia nelle case, ci siano oggetti che si possono guardare.
"'Ci sono i torni automatici che se ci si mette un pezzo di legno ti fanno il prodotto finito. Ma la differenza con quello che faccio io è enorme: la macchina non sa che ogni pezzo di legno è diverso, non sente il legno. Non solo io ci vado nel senso giusto ma mi lascio suggerire dal legno, lavoro secondo la natura di ogni legno, anche nel carteggiare, basta un nodo a suggerire una forma diversa, non si deve imporre a tutti la stessa idea ma si deve intuire la natura di ciascuno, dove ciascuno è portato di più."
"Se la gente sentisse e pensasse, il mondo sarebbe diverso. Noi rischiamo di essere come le pecore....ma anche la pecora......."
" Io creo gli oggetti ma anche loro creano me. Quando ne finisco uno mi piace essere solo a mirarlo, non per vanità, ma un altro mi disturba. Lavorando imparo e altro mi si affaccia nella mente".
Gli apicultori del luogo gli portano la cera vergine, a pezzi, non gliela vendono, regalano e lui regala qualcosa fatto dalle sue mani che a loro piace." La cera è importante , ravviva il colore del legno e fa risaltare le venature. La cera d'api è delicata: se ci va una goccia, macchia, ma si può facilmente rilucidare, è una verniciatura classica che aiuta a far esprimere meglio la natura".
Danilo Dolci
Fonte :
LMD Laboratorio Maieutico Dolciano : " Archivio R.Hildebrandt " ,
LMD / ARH / 5 / ddsasa
Documento originale : n. 3 fogli dattiloscritti con dedica autografa